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kagami-mochi

Kagami-mochi

L’Epifania-che-tutte-le-feste-porta-via in Giappone capita  l’11 gennaio, giorno in cui si mangia quello che personalmente definisco il “mochi-killer”. Il Kagami-mochi è composto da due parti circolari sovrapposte, una leggermente più piccola dell’altra (mi ricorda un pupazzo di neve), preparato dalla madre di casa con un impasto di riso e acqua gli ultimi giorni dell’anno precedente e lasciato riposare in salotto per tutto il periodo delle feste  fino al giorno 11 gennaio appunto. E’ un elemento di decoro irrinunciabile per qualsiasi casa giapponese, un richiamo univoco ad un preciso momento di sacralità. Ora, considerando che già di per sè riso e acqua danno vita ad un impasto di consistenza (e di sapore!?) simile all’argilla, aggiungendo il tempo di riposo di una decina di giorni a contatto con l’aria senza alcuna copertura, lascio immaginare la morbidezza e la fragranza finale che ne può risultare. Incuranti del pericolo di morte per soffocamento dovuta all’ingestione di parti di pasta di riso indurita ad elevata percentuale di collosità, tutti i componenti della famiglia giapponese, l’undici di gennaio, pregano e mangiano un pezzettino di questo “panettone stagionato”.

Infine, non posso chiudere la serie di post sul capodanno nipponico senza ricordare il vero aggregante di tutte le feste: lo shopping! Il primo gennaio i negozi sono chiusi, ma già dal due iniziano i saldi. Sono brevi, durano una settimana, ogni grande magazzino sceglie le sue date – sì, lo so che sentir dire “grande magazzino” suona un po’ antiquato, ma a Tokyo lo shopping è su più piani, in genere 9 o 10, illuminato al neon, con floor guide, senza vetrine e uno stuolo di commesse vestite da hostess. Isetan, Tokyu, Lumine, Odakyu, Mitsukoshi, ce ne sono un’infinità e non hanno la disorganicità dei centri commerciali; si chiamano depaatoo (dall’inglese Department Store) e a capodanno regalano la felicità! Riescono a mettere la felicità in un sacchetto! Sono i 福袋 fukubukuro, letteralmente “felicità” e “busta della spesa”: è un’usanza tutta giapponese di iniziare i saldi con dei sacchetti chiusi con esposto solo il prezzo, contenenti alcune mercanzie del negozio che li mette in vendita, senza sapere quali però. Vuoi la felicità per il 2012? Da Muji la paghi 2000 yen, in un negozio di kimono costa invece circa 100 euro, mentre un negozio di calze la puoi avere per 30 euro! Con il tempo, però, anche i giapponesi a cui tutto viene impost… oops – proposto, si sono stancati dell’effetto sorpresa e vogliono sapere cosa contiene il sacchetto prima di acquistarlo. Così negli ultimi anni i sacchetti sono corredati di foto, spiegazioni e prodotti sample: ora la felicità non ha più solo un prezzo, ha anche un nome!

L'angolo degli ornamenti (notare il quadro)

Tatsu, il Dragone

Augurio standard appeso a ogni porta

L'augurio è standard, ma diverso da quartiere a quartiere

La felicità in un sacchetto - Fukubukuro

fukubukuro

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