Tag

, ,

giapponesi al lavoro

E’ venuta a trovarmi una mia amica giapponese. Questa mattina le   ho chiesto di accompagnarmi in una città qui vicino, ma abbiamo perso il treno, così, mentre aspettavamo il successivo, ho approfittato per farle provare la vera colazione all’italiana cappuccio+brioche.

Io non bevo caffè e non mangio brioche. La osservavo sporcarsi con la delicata crema bianca e sbocconcellare il pan au chocolat come fanno gli uccellini. Lei osservava a sua volta il vortice di persone che affollava il bar della stazione.

“Come pensavo, l’Italia è proprio un bel posto…” – mi confessa ad un tratto con voce innocente – “…In Giappone è come se le priorità fossero ribaltate. E’ più importante lavorare o essere capaci di godersi la vita?”. Poi continua, dice che noi italiani sembriamo aver trovato un giusto equilibrio per conciliare diverse esigenze senza trascurare le priorità degli affetti. E’ rattristata da un vago sconcerto poichè i suoi connazionali non se ne rendono conto. Finchè non provano ad uscire da quell’isola, a viaggiare da soli, a pensare un po’ con la propria testa, non se ne rendono conto. Lei è la prima volta che viene in Italia, forse la seconda che va all’estero in 33 anni, ma le sono bastate 24 ore per porsi queste domande. Io la capisco profondamente, abbastanza da ricordarmi come mai non voglio lavorare a Tokyo. Non so per quale astruso motivo, quando mi presento dicendo che ho studiato giapponese, le persone collegano automaticamente il fatto che vorrei andare a lavorare in quel paese. – No, rispondo io, non mi piacerebbe lavorare in Giappone – consapevole di non condividere l’adorazione per il dio lavoro. “Aaaah! Allora vuoi fare la guida per i gruppi di giapponesi che vengono qui per turismo!” – No, non vorrei fare nemmeno questo. Non voglio contribuire al sistema che li rende schiavi anche quando vanno in vacanza, incanala le loro menti anche a diecimila chilometri di distanza. Io vorrei accoglierli uno per uno, perchè anche loro sono individui, e fargli respirare l’aria fresca dell’autenticità.

Cosa è più importante?

Annunci