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È appena successa una cosa stupenda! Mi sto quasi commuovendo mentre ne scrivo… Oggi mi sono ritrovata a dire che io amo il Giappone e amo i gapponesi!!!! (parentesi obbligatoria: esclusa Tokyo!) In un angolo di mondo dove il calore umano è sotterrato da un’etichetta rigidissima ed eterna, dove il comportamento uniformato è un valore cardine da rispettare, io ho sperimentato una Gentilezza fuori dai parametri (lo scrivo con la lettera maiuscola perché se lo merita!). Mi trovavo a Iseshi-eki, da cui in 8 minuti di treno si raggiunge Futaminoura-eki. Meotoiwa dista circa 1,5  km da quest’ultima stazione, e una volta arrivata fino a qui sarebbe un sacrilegio imperdonabile non andare a vedere (correggo: ad adorare) le “rocce sposate”. Problema: il treno diretto a Futaminoura partiva da Iseshi alle 17.05 e il treno di ritorno (che da Futaminoura mi avrebbe portato fino a  Nagoya) passava alle 17.40. Vi risparmio i calcoli: avevo 27 minuti per andare, ammirare, fotografare, tornare da Meotoiwa. Come fare in un mondo dove il teletrasporto non è ancora stato inventato?! Avrei potuto chiedere a G.-che sa muovere gli oggetti con la mente grazie al Poltergeist! 😉  – di trasportare le rocce vicino a me. Oppure avrei potuto incontrare uno sconosciuto che mi avrebbe ptestato la sua bici per percorrere i 3km complessivi rocce-stazione. Tra le due ipotesi surreali, la seconda….. è diventata realtà!!!!! Facciamo un passo indietro: stavo aspettando il treno delle 17.05 alla stazione di Iseshi, quando decido di provare a chiedere a qualcuno di spiegarmi la strada per arrivare alle famose rocce emergenti tra la spuma del mare. In questo modo avrei leggeremente anticipato i tempi, mettendomi a correre subito dalla banchina d’arrivo (non c’era altra scelta se non correre all’impazzata). Lo chiedo ad un giovane papà, accompagnato dal bambino di 3/4 anni, spiegandogli brevemente i miei problemi di orari, se non altro per sentirmi dire da uno del posto che stavo effettivamente tentando un’impresa impossibile… Lui mi risponde molto gentilmente che mi avrebbe indicato la strada una volta giunti a Futaminoura. Tempo due fermate di treno che il padre-salva-sprovvedute aveva disegnato per me una cartina molto chiara ed aveva avuto la fantastica idea di prestarmi la sua bici: lui abitava poco distante e sarebbe andato a casa a piedi con il figlioletto. Quando me l’ha detto ero talmente incredula che non sono stata capace di rifiutare!! Mi ha comunicato il codice del suo lucchetto (benedetti i lucchetti a combinazione senza la complicazione delle chiavi!!) e mi ha spiegato dove avrei dovuto parcheggiargliela. Si è pure scusato perché le ruote non erano molto gonfie, come se mi facesse una scortesia… Tu pensa!! Poi mi ha salutata con un “ciao” italiano e se ne è andato lasciandomi in sella al suo bolide. Mi sentivo come Cenerentola a bordo della sua carrozza di zucca, ma il mio incantesimo sarebbe svanito alle 17.40! Quando sognavo di visitare questo luogo di culto nipponico (che per ora è ciò che di più bello abbia mai visto!!), ho sempre pensato che sarei rimasta a bocca aperta davanti allo spettacolo delle sacre rocce unite in matrimonio dalle shimenawa (funi sacre), che secondo la leggenda rappresentano Izanami e Izanagi divinità dalle quali è nato il Giappone. Invece sono rimasta senza parole, incredula e allo stesso tempo felicissima per un gesto tanto semplice quanto dimenticato e rimosso dalla coscienza comune della nostra società. E poi dicono che i giapponesi sono razzisti e chiusi con gli stranieri! 🙂 Regola d’oro: mai generalizzare!! GRAZIE Sconosciuto-san!!

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