Lanterne, tamburi e matsuri estivi

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Agosto: mentre noi siamo presi dalle ferie estive e dalle Olimpiadi, in Giappone si è appena aperto il mese dei matsuri. Il matsuri, poco distante dalle sacre processioni popolari, è un momento di festa e di ebbrezza tutto basato sulla condivisione.

Distogliamo per un attimo l’attenzione dalla blasonata area del Kanto (quella della capitale Tokyo), e spostiamo lo sguardo verso nord, dove sorge la fresca regione del Tohoku. È proprio qui che si svolgono i Tre Grandi Festival del Tohoku, spesso citati insieme con il nome di Tohoku Sandai Matsuri.

Il primo è il Nebuta Matsuri, che si svolge dal 2 al 7 agosto nella città delle foreste infinite, Aomori. Cinque giorni di parate con enormi carri-lanterna accompagnati dal suono prorompente dei tamburi taiko e da una serie di danze coreografate. Le lanterne, realizzate in carta giapponese con il minuzioso lavoro di un anno, rappresentano divinità, mostri o… personaggi dei moderni manga! Obbligatorio, se volete partecipare, il costume tipico da Haneto dancer, che si può facilmente trovare a noleggio nei negozi della zona.

Dal 3 agosto parte un’altra parata di lanterne, in questo caso accese con vere candele e montate su pali alti fino a 12 metri. È il Kanto Matsuri di Akita – “kanto” significa appunto “palo con lanterne”. Vedere l’armoniosa agilità con cui ikanto boys spostano la base del palo adornato dal palmo della mano, alla fronte, al fianco e poi ancora alla spalla, è uno spettacolo imperdibile di bravura e concentrazione.

Chiude le danze il Tanabata Matsuri, dal 6 all’8 agosto nella città di Sendai. Qui, la processione è composta da oggetti e decorazioni con valore simbolico. Una rete da pesca di buon auspicio per il raccolto, le gru per la longevità, i sacchetti della spazzatura per la pulizia…

Ognuno con la propria personalità, i matsuri rappresentano la misticità della cultura giapponese, che si fonde in arte, danze, suoni e senso confuciano di comunità. Sono una delle più alte testimonianze attuali della multiforme unicità della tradizione nipponica.

(©SFL – originally published here)

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Passione di te

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ph. credits – LaSere

Rinfrescante ed energizzante, il più pregiato dei tè giapponesi è il tè matcha. Si presenta nella forma di talco serico verde brillante, disposto in minuti contenitori metallici, utili a presevarne l’inconfondibile profumo durante la crioconservazione domestica.

Il matcha è il tè ufficiale della famosa cerimonia del tè (O cha no yu), ma con il tempo è entrato a far parte del ventaglio dei gusti dolci canonici della cucina giapponese, accanto ad azuki, jyagaimo e mochi.  Gelati, biscotti, caramelle, pancake, frappè, cappuccini… Tutto verde, tutto al matcha.

In estate si apprezza freddo, servito in piccole ciotole di ceramica o smaltate (nella foto, una ciotola dell’artista Ajiki Hiro). La polvere color giada non ha bisogno d’infusione: se ne versa una piccola quantità direttamente nell’acqua dellachawan e si mescola velocemente con l’apposito frustino di bambù (chasen). Si ottiene così una spuma morbida e compatta, piacevole alla vista.

Dal punto di vista botanico, il matcha si ottiene dalle foglie di Gyokuro, la migliore qualità di tè verde proveniente dalla zona di Uji, nella prefettura di Kyoto. Fin dalla fase di coltivazione, alle piante sono riservate cure di riguardo: appena germogliano, vengono protette dal sole con un telo di copertura (anticamente di paglia, oggi di plastica nera) affinchè le foglie trattengano un’elevata dose di clorofilla.

È proprio questa pratica a conferire al prodotto finale le sua tipicità: il colore verde acceso e il gusto erbaceo, dal sentore di spinacio. Il matcha o lo si ama o lo si odia, ma una volta nella vita va assaggiato, quello vero.

Le case da tè sono molto diffuse in tutto il Giappone, ma vale la pena fare un salto al Museo del tè, a due ore da Tokyo (fermata Kanaya – provincia di Shizuoka). Qui, alle spalle dell’imponente Monte Fuji, in alcuni periodi dell’anno è anche possibile fare un’esperienza diretta di raccolta sul campo.

(©SFL – originally published here)

Leggi la ricetta del Tiramisù al Matcha!

Il Giappone a Milano: tiramisù al tè matcha

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tiramisu-matcha

Conoscete la mia passione per il tè matcha? Forse no perchè non ne ho mai parlato qui, ma presto lo farò. Non mi definirei un’amante del tè o del tè verde, ma del tè matcha assolutamente sì! E voi direte: “Ma è la stessa cosa!” – Sì, insomma… Non proprio…

E’ così che girovagando in rete ho scoperto un evento a cui non potevo mancare, grazie al blog Just a five o’ clock tea: “Laboratorio di cucina: preparare il tiramisù con il tè” , in due versioni, una con il tè matcha è l’altra con il Puher, estratto di vero tè nero cinese extra-concentrato. Adoro gli esperimenti gastronomici, ancor di più quando sottendono un incontro di culture. Il tiramisù è il dolce italiano più famoso al mondo (tanto che il nome non viene tradotto in nessun’altra lingua) mentre il tè è il simbolo dell’Oriente.

La ricetta è molto semplice: sostituire il caffè per imbibire i biscotti (savoiardi o pavesini – o biscotti senza glutine 🙂 con un infuso di tè abbastanza forte. Per preparare l’infuso basta lasciare le foglie in infusione per almeno 5 minuti e lasciare raffreddare.

Poi si procede alla “stratificazione”: fondo di crema, spolverata di matcha e biscotti; ancora crema, spolverata di matcha e biscotti, e così via fino a riempire il recipiente che avete scelto per il vostro dolce. Se scegliete dei bicchierini di vetro potrete valorizzare le inconsuete striature color verde giada, il tipico color matcha.

Il Cha Tea Atelier non ordina più partite di tè provenienti dal Giappone – il matcha che abbiamo gustato era del 2010: un’incontaminata rarità!

Grazie al Cha Tea Atelier per l’ospitalità e l’iniziativa!